Porto di Palermo: “Concorso internazionale per il terminal Cruise, il terminal Ro-ro e l’interfaccia con la città” – I° classificato

Committente

Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale

Importo lavori

78

mln/€

Superficie

44000

mq

GRUPPO DI PROGETTO

VALLE 3.0 (mandataria) – E.T.S. – De Biasio Progetti – Hipro (Mandanti)
Emanuela Valle, Maria Camilla Valle, Silvano Valle con Carlo Prati

Nuovo Porto di Palermo

Il Nuovo porto di Palermo è un esempio di gestione attraverso l’architettura e le sue forme di una complessità sostenibile creativa nell’ottica di un processo di rigenerazione urbana tema preferenziale su cui VALLE 3.0 oggi è impegnata in prima linea; si tratta di un architettura in grado di farsi simbolo di un nuovo modo di incarnare e risolvere le sfide della contemporaneità e rappresentare di conseguenza il futuro interpretato come “sostanza di cose sperate” per la città di Palermo e per il suo ruolo nel quadro di uno scenario internazionale e globalizzato.

Questo è il ruolo sociale di un architettura “contemporanea”, prefigurarsi quale dispositivo adattativo in grado di gestire e risolvere la complessità attraverso un ottica multiscalare e allo stesso tempo trasversale sia da un punto di vista disciplinare che operativo, funzionale ed economico.

Oggi viviamo una condizione in cui sono predominanti in tutti i settori incertezza, mutevolezza ed innovazione, uno status instabile ma fecondo che richiede di essere conosciuto ed interpretato per condensarlo infine all’interno di una spazialità adeguata in grado di riflettere e favorire le interazioni e le connessioni tra i soggetti operanti nello scenario prescelto.

Il nuovo porto di Palermo è tutto questo.
Il nuovo porto di Palermo è un dispositivo “adattativo” complesso, sostenibile e creativo.
Una architettura utile, tecnologicamente affidabile e bella al servizio della città e dei cittadini.

Una architettura che si presta per natura ad essere realizzata per parti ben consapevole di quelle che sono le dinamiche economiche e i requisiti di sostenibilità che da esse scaturiscono e che dunque è in grado di favorire ed accogliere la fasizzazione a stralci temporali e funzionali diversi così come la gestione di una eterogeneità di discipline economiche compresenti.

VALLE 3.0 predispone per la città un architettura che per scelta si pone con “umiltà” nei confronti dello straordinario paesaggio naturale nel quale è inserita (il mare, il waterfront, i monti Pellegrino e Grifone) esaltandone le qualità essenziali e favorendo l’introduzione a livello visivo all’interno dello scenario urbano antropizzato. Si tratta della messa in ripristino di una condizione immanente che appartiene al ruolo che il paesaggio ricopre nell’architettura classica che proprio in Sicilia presenta alcune delle sue testimonianze più alte (Selinunte, Agrigento, Taormina)

Il progetto come nuova parte di città di Palermo

La progettazione del nuovo waterfront di Palermo posto a coronamento dell’area di maggiore permeabilità del complesso sistema del porto, si struttura con la configurazione formale di tre momenti progettuali differenti ed interconnessi che intendono configurarsi come altrettante “città nella città” essendo esse dotate, come sottolineato nella premessa iniziale, di una complessità multiscalare morfo-tipologica, funzionale e gestionale.

il dispositivo interfaccia città-porto.

Il dispositivo interfaccia traduce in termini formali e dinamici il concetto di organismo “bifronte” posto cioè sulla soglia della città, porta di accesso e luogo di mediazione tra il sistema del porto e la trama urbana. L’interazione tra città e porto è rappresentata da un sistema di spazi pubblici e giardini che disegnano la soglia a livello stradale rendendolo permeabile e fruibile, generando delle visuali attraverso gli assi di intersezione del tessuto urbano e dando vita a un nuovo paesaggio urbano. I servizi previsti in tale ambito sono infatti stati traslati a una quota superiore, accessibili da passerelle e collegamenti verticali.
Il livello sopraelevato è caratterizzato inoltre da terrazze che traguardano unendoli in un unico colpo d’occhio la città e il mare. Il livello di progetto a quota + 6.80, nuovo pezzo di città e inoltre spazio pubblico ombreggiato da un sistema di coperture a brise-soleil che si estendono anch’esse sui due fronti dell’interfaccia, definendo ambiti fruibili e aperti ai cittadini grazie anche alla presenza di funzioni miste.
I percorsi in quota dell’interfaccia in piena continuità con il livello urbano piegano poi verso gli edifici della Stazione Marittima e dei due nuovi terminal attraverso tre passerelle che connettono il dispositivo interfaccia con le strutture portuali viste come nuove “permanenze” della città di Palermo.

Terminal ro-ro

Il terminal Ro-Ro riflette in modo duplice alla scala dell’edificio la qualità del dispositivo interfaccia: nella scelta di unificare in termini morfologico-compositivi il fronte verso la città e verso il mare, proprio come l’iconografia classica di Giano, e nello schema distributivo-funzionale. In quest’ultimo caso esso è diviso idealmente in due parti rispettivamente pubblica e privata: da un lato, come conseguenza del complesso programma funzionale, una nuova città sull’acqua fatta di servizi, percorrenze e funzioni produttive; dall’altro le funzioni che garantiscono il regolare funzionamento del traffico passeggeri del ro-ro.
Entrambe queste “facce” si attestano e fronteggiano intorno ad una piazza a quota + 7,00 (il nuovo piano urbano sul quale sono dirottati tutti i flussi pedonali) sopra cui si attesta una grande copertura a sbalzo in grado di proteggere dall’irraggiamento e dalle intemperie. La piazza è in continuità con tutto il sistema dei percorsi che dalla città si proiettano senza soluzione di continuità fino al culmine del molo Piave dove un ampio giardino costituisce il termine di questo viaggio non più ideale tra città e mare.

Terminal Cruise

La logica progettuale appena descritta influenza anche i prospetti principali del terminal crociere, i due volti del progetto posti a soglia tra ambiente antropizzato e naturale. Anche lo schema distributivo dell’edificio si configura come dispositivo in grado di riqualificare l’intero complesso sistema del molo Sammuzzo e del molo trapezoidale che qui è interpretato nel suo ruolo primario di aggregatore di preesistenze storiche ed archeologiche (il castello a mare) e interpretandolo come transetto tra il nucleo più antico della città storica ed il nuovo hub croceristico di Palermo.
L’edificio si configura come porta alla città, primo accesso in grado di agganciare al sistema dei percorsi che verso la stessa si dirigono, una successione di prospettive di assoluta bellezza sia naturale che urbana (il monte Grifone, Monerale, il borgo marinaro con la vecchia darsena, etc).